Dott.ssa Maria Diletta BuioPsicologa clinica

Autostima – psicologa clinica a Verona

Una voce interiore molto critica, la sensazione di non essere all’altezza, la fatica a dire di no. Si può imparare a guardarsi con più equilibrio.

Come può presentarsi una bassa autostima

L’autostima è il modo in cui ci guardiamo e ci giudichiamo: quanto valore ci riconosciamo, quanta fiducia abbiamo nelle nostre capacità, quanto ci sembra di meritare rispetto e attenzione. Non è un tratto fisso: si costruisce nelle relazioni e nelle esperienze, cambia nel tempo e, a volte, si incrina.

Quando è fragile, può farsi sentire così:

  • una voce interiore molto critica, che sottolinea ogni errore e minimizza ogni risultato;
  • la sensazione di non essere mai all’altezza, anche quando gli altri ti riconoscono dei meriti;
  • la fatica a dire di no, a esprimere un’opinione o a chiedere ciò di cui hai bisogno;
  • il confronto continuo con gli altri, da cui esci quasi sempre in svantaggio;
  • la paura di sbagliare, che porta a rimandare o a rinunciare;
  • il bisogno di conferme esterne per sentire di valere qualcosa.

Spesso la bassa autostima non si vede da fuori. C’è chi all’esterno trasmette sicurezza, ottiene risultati, si prende cura di tutti, e dentro vive un senso costante di insufficienza. Anche questo è un modo, molto diffuso, di non sentirsi abbastanza.

Quando può essere utile chiedere aiuto

A chiunque capita, in certi momenti, di dubitare delle proprie capacità. Può valere la pena parlarne con una psicologa quando:

  • il giudizio negativo su di te influenza le scelte importanti, nel lavoro, nello studio o negli affetti;
  • ti ritrovi spesso in relazioni in cui i tuoi bisogni passano in secondo piano;
  • rinunci a opportunità perché pensi di non farcela;
  • l’autocritica ti toglie energia e serenità, giorno dopo giorno;
  • un evento recente, come una separazione, la perdita del lavoro o un insuccesso, ha scosso l’immagine che hai di te.

Come lavoro sull’autostima

Lavorare sull’autostima non significa ripetersi frasi motivazionali o fingere una sicurezza che non si sente. Significa, piuttosto, conoscersi meglio e imparare a trattarsi con più equilibrio e gentilezza.

Nel percorso possiamo:

  • esplorare da dove viene la voce critica che senti dentro di te e come si è formata nel tempo;
  • riconoscere le tue risorse e i tuoi limiti in modo più realistico, senza ingigantire né le une né gli altri;
  • allenare la capacità di esprimere bisogni, opinioni e confini, partendo da situazioni concrete della tua vita;
  • osservare il modo in cui ti parli nei momenti difficili e provare a sostituire il giudizio con la comprensione;
  • dare valore ai passi avanti, anche piccoli.

Ogni percorso è diverso e non posso prometterti risultati precisi né tempi definiti. Posso offrirti uno spazio di ascolto in cui non devi dimostrare niente a nessuno, e un lavoro costruito sui tuoi obiettivi.

Cosa succede nei primi incontri

Nel primo colloquio ti chiedo di raccontarmi, come ti viene, cosa ti ha spinto a cercare un aiuto proprio adesso. Non c’è un modo giusto di cominciare e non serve avere le idee chiare: anche un “non so bene da dove partire” è un buon inizio.

Nei primi incontri proviamo a capire insieme come l’autostima si muove nelle diverse aree della tua vita (il lavoro, gli affetti, il rapporto con il corpo, le amicizie) e quali obiettivi hanno senso per te. Ti spiego come lavoro, rispondo alle tue domande e, alla fine, valuti con calma se proseguire.

Quello che emerge nei colloqui è protetto dal segreto professionale.

Domande frequenti

L’autostima può cambiare anche in età adulta?

Sì. L’autostima non è fissata una volta per tutte: si modifica con le esperienze e le relazioni, a ogni età. Un percorso psicologico può essere l’occasione per guardarsi con occhi diversi.

Non ho un problema preciso: ha senso rivolgermi a una psicologa?

Sì. Non serve un problema grave o ben definito: molte persone iniziano un percorso proprio per capire meglio qualcosa che le mette a disagio da tempo.

Parlare di me con una persona che non conosco mi mette a disagio. È normale?

È normalissimo. Il primo colloquio serve anche a questo: a conoscerci e a capire se ti trovi a tuo agio. Puoi condividere solo quello che ti senti, con i tuoi tempi.

Ogni quanto ci si incontra?

La frequenza si decide insieme, in base alle tue esigenze, e può cambiare nel tempo. Ne parliamo già nei primi incontri.

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